Approfondimento sulla virtualizzazione di fileÈ ormai un'abitudine di molti considerare la virtualizzazione dei file come una disciplina di esclusiva competenza. In realtà, si tratta oggi di una sorta di gulash ungherese di diverse tecnologie: mirroring, replica, immagine del disco, copie di un punto nel tempo, spostamento dati, archiviazione, elementi di gestione dello storage gerarchico e astrazione dei dati a tutti i livelli di archiviazione. Tutte queste funzionalità sono oggi disponibili in prodotti software completi ed eseguibili in server standard. È possibile implementarle anche su hardware personalizzati e proprietari, che magari si incentrano sul mirroring, sulla tecnologia delle istantanee o su una delle altre tecnologie sopra ricordate. Vista la grande varietà, non c'è un modo unico e univoco per realizzare la virtualizzazione dei file. Ogni specifica azienda ne avrà uno proprio, personale, che deve (o dovrebbe) essere integrato nelle attività operative del reparto IT. Una volta messa in atto la virtualizzazione dei file, questa deve operare in modo trasparente. Dovrà quindi rispettare le tabelle di marcia IT, lasciando ampie aperture alle priorità transazionali e operative di elaborazione delle applicazioni. Magari potrebbe procedere meglio se praticata negli orari notturni, oppure in back-end, in funzione dei cicli di attività dell'azienda. Ogni fornitore di sistemi di virtualizzazione promette che la sua soluzione, hardware o software che sia, non implica alcun disturbo, ma qualche modifica bisognerà pur farla. Un centro dati, ad esempio, potrebbe dover implementare un cambiamento rispetto al montaggio automatico o alla configurazione DNS nei server. Il trucco sta nel mettere al lavoro anche il buon senso, valutando se le modifiche siano realmente necessarie e se hanno davvero un valore, tanto per il centro dati quanto per l'organizzazione.
|